giovedì 29 novembre 2007

L'albero di Natale del Rockefeller Center



Il più famoso albero di Natale è quello che si trova nel cuore di Manhattan, presso il complesso di grattacieli del Rockefeller Center. Anche se non siete mai stati a New york durante le festività natalizie, sapete sicuramente di cosa stiamo parlando, perchè ogni anno i mass media ce ne propongono le immagini. Vediamo qui di scoprire qualcosa in più sul suo conto.

DOVE E QUANDO
L'albero si trova nella Rockfeller Plaza. E' posizionato dietro la pista di pattinaggio e la statua in bronzo di Prometeo. Alle sue spalle si eleva l'imponente sagoma del GE building, uno dei grattacieli simbolo di New York nonchè il più famoso dei 19 palazzi che costituiscono il Rockefeller Center.
La tradizione del celebre albero natalizio risale agli anni trenta ed è nata assieme al Rockefeller Center stesso, che fu ultimato nel 1933.

CARTA D'IDENTITA'
Ogni anno il capo-giardiniere del Rockefeller Center parte alla ricerca dell'albero da utilizzare. Percorre in lungo e in largo vasti spazi del territorio americano e a volte si spinge anche oltre confine, sempre con l'ausilio di un elicottero.
L'albero deve avere un'altezza minima di 65 piedi (circa 20 metri) anche se normalmente viene scelto un albero con un'altezza compresa tra i 75 e i 90 piedi (all'incirca dai 23 ai 27,5 metri). Tipicamente alberi di questo tipo non si trovano nelle foreste, ma vengono individuati nei giardini di privati. Per coloro che accettano di donare il proprio albero non è previsto nessun compenso monetario, ma solo il piacere e l'orgoglio di aver fornito l'albero che appare al Rockefeller Center.
L'albero giunge in città all'inizio di novembre, scortato dalla polizia. Viene illuminato a fine novembre/inizio dicembre, per essere poi rimosso al termine delle festività ed essere riciclato per una varietà di usi.

L'ALBERO DEL NATALE 2007
L'albero di Natale di quest'anno è un abete alto 84 piedi (circa 25 metri), proveniente dal Connecticut. E' stato illuminato il 28 novembre. Le luci dell'albero sono accese, ogni giorno, dalle 5.30 alle 23.30 (con l'eccezione del giorno di Natale, durante il quale saranno accese 24h su 24). Verrà rimosso il 6 gennaio e il legno verrà riciclato a favore di Habitat for Humanity, un' organizzazione impegnata nella costruzione di case dignitose a basso costo.

TIMELINE
Ecco, in breve, un po' di storia legata all'albero del Rockefeller Center.
1931: gli operai impegnati nella costruzione del Rockefeller Center ereggono il primo albero
1933: a Rockefeller Center ultimato, viene installato il primo albero "ufficiale" della storia
1951: la cerimonia dell'illuminazione viene per la prima volta trasmessa in tv in America
1966: per la prima volta viene utilizzato un albero proveniente dall'estero, dal Canada
1971: per la prima volta l'albero viene riciclato dopo la sua rimozione
1980: un uomo viene arrestato mentre tenta di scalare l'albero
1988: per la prima volta vengono utilizzate, per illuminare l'albero, più di 20000 luci
1993: le luci diventano più di 30000
1999: viene installato l'albero con il record di altezza: 100 piedi (poco più di 30 metri)
2004: per la prima volta la sommità dell'albero viene adornata con una stella di Swarovski

LA CERIMONIA DI ILLUMINAZIONE
La cerimonia di illuminazione viene trasmessa in diretta tv dal network NBC, che ha il suo quartier generale proprio nel grattacielo che si trova alle spalle dell'albero di Natale, nel GE building.
La NBC è uno dei quattro grandi network televisivi americani. E' nota in tutto il mondo per aver prodotto telefilm di grande successo (Friends, i Robinson, Supercar, Miami Vice, A-Team, Seinfeld, ER, fino ai più recenti Heroes, Law & Order, Las Vegas).
L'illuminazione dell'Albero del Rockefeller Center è il punto saliente di uno spettacolo, "Christmas in Rockefeller Center", durante il quale si esibiscono artisti e cantanti di fama internazionale.

UN NATALE ECOLOGICO
Il sistema di illuminazione dell'albero propone quest'anno una importante novità, all'insegna dell'ecologia e del risparmio energetico. In luogo delle tradizionali lampadine colorate, sono state utlilizzate 30000 luci al LED che, a parità di intensità luminosa, consumano in media il 33% in meno delle normali lampadine!

APPROFONDIMENTI
Se siete interessati, potete visitare il sito ufficiale al seguente indirizzo:
http://www.thetreenyc.com/

domenica 28 ottobre 2007

Chrysler Building



Il Chrysler Building, alto 319 metri e disposto su 77 piani, è il grattacielo più bello della città di New York.
Lo dicono da sempre i newyorkesi. E lo confermano gli esperti: un sondaggio condotto nel 2005 dallo Skyscraper Museum (museo di NY con a tema proprio i grattacieli) su cento tra architetti, costruttori, critici, ingegneri, storici, lo ha collocato al primo posto tra i più bei grattacieli di Manhattan.

IL SOGNO DI DUE UOMINI
Nel 1928 Walter Chrysler aveva già tutto, ma per fortuna non gli bastava. Fu così che nacque il Chrysler Building.
Walter Chrysler aveva fondato la Chrysler Corporation nel 1925, a 50 anni di età e al culmine di una straordinaria carriera in campo manageriale nel settore automobilistico che lo aveva consacrato come uno degli uomini più ricchi d'America. Nel giro di soli 3 anni, dal 1925 al 1928, la Chrysler era poi passata dal 32° al 3° posto nella classifica dei maggiori produttori americani di auto. Così, alla fine del 1928, Walter Chrysler era sulla copertina di Time, con uno dei riconoscimenti ancora oggi tra i più ambiti: "Uomo dell'Anno".
A quel punto, Chrysler decise che la sua società meritava una sede adeguata. Incidentalmente, decise anche che quella sede avrebbe dovuto essere il grattacielo più alto di New York. E diede il via al progetto Chrysler Building.
William Van Alen, architetto con la reputazione di showman, era l'uomo giusto per condividere l'ambizione di Chrysler e trasformarla in realtà.
Ma Chrysler e Van Alen non erano soli nella corsa verso il grattacielo più alto. Nei canyons di Lower Manhattan, più precisamente nel Financial District, il 34enne banchiere George Ohrstrom (soprannominato "the kid") stava realizzando, al numero 40 di Wall Street, il grattacielo destinato ad ospitare la sede della sua banca, la Bank of Manhattan. L'architetto di Ohrstrom era H. Craig Severance. Particolare curioso: in passato Severance e Van Alen erano stati soci dello stesso studio di architettura, il che acuiva la competizione, aggiungendo un elemento di sfida nella sfida.
Alla fine, con il palazzo della Bank of Manhattan ufficialmente ultimato e il Chrysler Building in dirittura d'arrivo, non sembravano esserci più dubbi: 40 Wall Street era il più alto!

VAN ALEN E IL SEGRETO DELLA GUGLIA
La partita sembrava persa, ma Van Alen aveva in serbo un colpo di teatro. In gran segreto, aveva ottenuto l'autorizzazione per costruire in cima al grattacielo una guglia a spirale alta circa sessanta metri. La guglia venne realizzata di nascosto all'interno del palazzo, nel vano ascensori, assemblando i singoli pezzi provenienti dall'esterno, in modo che nessuno potesse sospettare quello che stava per accadere. Poi, mentre ancora tutti i media cittadini stavano celebrando la vittoria di Severance e della Bank of Manhattan, bastarono 90 frenetici minuti per montare la guglia e riscrivere la storia dell'architettura mondiale.
Walter Chrysler e William Van Alen ce l'avevano fatta: il loro era il grattacielo più alto di New York. A onor del vero, il primato così faticosamente raggiunto durò poco, perchè un anno dopo la sua inaugurazione (avvenuta il 27 maggio del 1930) il Chrysler fu superato in altezza dall'Empire State Building, che divenne così il numero uno dei grattacieli di Manhattan. La superba eleganza e la suggestiva raffinatezza architettonica del Chrysler Building: quelle, però, erano destinate a durare per sempre.
Un particolare che merita ampiamente di essere evidenziato: grazie agli elevati standard di sicurezza adottati, nessun operaio perse la vita durante la costruzione dell'edificio.

VITTORIA AMARA
Superato l'entusiasmo del momento, il successo per Van Alen ebbe purtroppo un sapore amaro. Walter Chrysler lo accusò di avere intascato indebitamente delle provvigioni dalle ditte che avevano lavorato alla costruzione del palazzo e si rifiutò di saldargli il conto per il suo lavoro di architetto. Sebbene alla fine Van Alen vinse la causa, le accuse mossegli dal suo potente cliente compromisero gravemente la sua futura carriera, al punto che, negli anni a venire, non ebbe praticamente più nessun lavoro e cadde nel dimenticatoio. Walter Chrysler non lo nominò mai nella sua autobiografia del 1937, parlando genericamente di "architetti". Nel 1941, un anno dopo la morte di Chrysler, il New York Times riportò la notizia secondo la quale Van Alen era all'opera su un progetto che prevedeva la costruzione di garage sotterranei. Poi più nulla, fino alla sua morte, avvenuta nel 1954.
Intanto, un anno prima, nel 1953, gli eredi di Walter Chrysler avevano venduto il palazzo che ancora oggi porta il loro nome, e quindi non ne erano più i proprietari.

SUGGESTIONI ARCHITETTONICHE
Il Chrysler Building, elaborato in stile Art Deco, presenta molti elementi ricchi di fascino e di curiosità.
Il più appariscente è senza dubbio la stupenda guglia che lo sovrasta. Realizzata in acciaio inox, propone in forma stilizzata il motivo del sorgere del sole.
Sulla facciata del palazzo compaiono poi diversi riferimenti automobilistici. In particolare, al 31° piano, i quattro angoli dell'edificio sono abbelliti da ornamenti che hanno la forma del tappo del radiatore delle Chrysler dell'epoca. Alla stessa altezza, si possono ammirare dei fregi che riproducono le ruote delle automobili. In diversi parti del palazzo compare inoltre scolpito il logo a zigzag della Chrysler.
Per finire, al 61° piano sporgono dagli angoli dei gargoyles a forma di aquila americana.
Al calare delle tenebre, la parte alta del Chrysler Building si illumina, donando così tutto il suo fascino alla notte newyorkese.

UN ATRIO DA SCOPRIRE

A differenza di altri grattacieli newyorkesi, il Chrysler Building non ha un proprio osservatorio ai piani alti aperto al pubblico, nè ristoranti in cui pranzare e godere della vista della città. L'unica area del grattacielo aperta ai turisti è il suo atrio. Il quale è molto elegante e raffinato, in perfetta sintonia con la bellezza degli esterni. Visitandolo, si possono ammirare decorazioni in marmo, granito e acciao cromato. Le porte degli ascensori sono in legno pregiato con decorazioni ad intarsio che ricordano motivi egiziani. Il soffitto, dipinto da Edward Trumbull, è uno splendido affresco con immagini di edifici, aerei e scene dalla linea di montaggio della Chrysler.

SUPEREROI E MOSTRI
Data la sua natura di icona della città di New York, il Chrysler Building ha al suo attivo numerose presenze in film, telefilm, cartoni animati, fumetti, videogiochi, libri, immagini pubblicitarie.
Cominciamo questo viaggio alla scoperta delle sue apparizioni multimediali con qualcosa di assolutamente poco noto. Nel 1982 il regista Larry Cohen dirige il b-movie Q - the winged serpent, in cui un enorme mostro alato con la testa di serpente semina il panico nella Grande Mela, cibandosi delle prede che trova ai piani alti degli edifici (lavavetri, operai dei cantieri, fanciulle in bikini sugli attici). Il mostro - indovinate un po' - ha la sue sede nascosta proprio sulla sommità del Chrysler Building. Un detective della polizia - interpretato da David Carradine - indaga per scoprire cosa si cela dietro la misteriosa scia di improvvise sparizioni. Intanto un ladruncolo in fuga scopre per caso la base dell'essere immondo e cerca di ricattare la città. Una curiosità: il ladruncolo in questione è interpretato da Michael Moriarty, oggi celebre per il suo ruolo di Ben Stone in Law and Order.
Casomai leggendo queste poche righe vi fosse già venuta l'acquolina in bocca, sappiate che il film (che il sottoscritto ha avuto qualche anno fa la fortuna di vedere su Odeon TV) è anche disponibile in dvd in italiano con il titolo Il Serpente Alato.
Sempre restando in tema di mostri, ben altra notorietà puo vantare Godzilla di Roland Emmerich (anno 1998). Qui il Chrysler Building fa una gran brutta fine, ma Godzilla ne è il responsabile solo in via indiretta. Nel tentativo, infatti, di abbattere il mostro, un elicottero militare gli spara contro due razzi, che però mancano il bersaglio e centrano in pieno il palazzo Chrysler.
Chi non colpisce il Chrysler Building ma gli passa letteralmente attraverso è invece Silver Surfer durante il suo inseguimento nei cieli di Manhattan con la Torcia Umana. La scena è contenuta nel film I Fantatici Quattro e Silver Surfer (anno 2007) ed è anche ripresa dal trailer originale del film.
Continuiamo ad occuparci di supereroi ma cambiamo media. Nel cartone animato di Spider-Man datato 1994/1998, kingpin, il terribile boss del crimine di New York City che opera ammantato da onesto businessman, ha il suo quartier generale al Chrysler Building.
Spazio ai videogames. In Parasite Eve, concluso una prima volta il gioco con successo, è possibile accedere ad una nuova modalità in cui compare il Chrysler Building: la protagonista deve scalarlo, affrontando - piano dopo piano - una serie di creature sempre più mostruose e spietate.
Per finire, una citazione fumettistica che è al tempo stesso un caro ricordo. Nel numero 146 di Amazing Spider-Man l'Uomo Ragno insegue uno dei suoi più tradizionali avversari, lo Scorpione, in lungo e in largo per i tetti di New York, fino alla cima del Chrysler Building, dove lo sconfigge. Questa storia è la prima in assoluto di Spider-Man che ebbi il piacere di leggere. L'anno era il 1977, l'edizione italiana era L'Uomo Ragno numero 186 e il logo in copertina era quello della (indimenticabile) Editoriale Corno...

domenica 30 settembre 2007

900 Park Avenue: il grattacielo di Arnold



Al numero 900 di Park Avenue, nella via emblema dell'edilizia residenziale di lusso, si trova il grattacielo dove era ambientata la sit-com Arnold (titolo originale: Diff'rent Strokes).
Le avventure di Arnold e Willis, del loro papà adottivo - il ricco signor Drummond - e di sua figlia Kimberly hanno conosciuto un grande successo in tutto il mondo. Negli Stati Uniti il telefilm andò in onda dal 1978 al 1986. In Italia, dopo l'esordio su alcune emittenti locali, ebbe la sua definitiva consacrazione grazie alla trasmissione sulle reti Mediaset.
Nella sigla iniziale delle prime due stagioni della serie si vedono Mr. Drummond, Arnold e Willis che arrivano, a bordo di una limousine, nella loro residenza, il cui vero indirizzo è - come detto - 900 Park Avenue.
Si tratta nella realtà di un grattacielo alto 28 piani e con 122 appartamenti. Fu completato nel 1973, su progetto dell'architetto Philip Birnbaum.
Il palazzo è dotato di una propria piazzola con relativa entrata circolare per le auto, dove nella sigla si ferma la limousine e scendono i protagonisti.
In questo spazio aperto si trova oggi una scultura di Fernando Botero, intitolata "The Cat". In origine il suo posto era però occupato da un'altra prestigiosa opera d'arte. Si trattava di una scultura firmata da Henry Moore, e la potete intravvedere per un attimo proprio nella sigla del telefilm.

Il grattacielo dei Jefferson



Vi ricordate I Jefferson, la mitica serie televisiva con protagonisti i coniugi George e Louise Jefferson? Il serial andò in onda in America per 11 stagioni, dal 1975 al 1985, trasmesso dalla CBS. In Italia, negli anni ottanta, era uno dei cavalli di battaglia di Canale 5, che lo mandava in onda alle 7 di sera. Successivamente, venne replicato su Rete 4.
George e Louise vivevano, con la domestica Florence, in un lussuoso appartamento in un grattacielo della zona migliore di Manhattan, l'East Side, dove si erano trasferiti grazie al successo negli affari di George, che dal nulla aveva fondato il suo impero di ben sette lavanderie!
La sigla, famosissima, citava appunto questo cambio di condizione sociale. Il testo era il seguente:
Well we're movin' on up,
To the east side.
To a deluxe apartment in the sky.
Movin on up,
To the east side.
We finally got a piece of the pie.
Al testo si accompagnavano le immagini di George e Louise intenti a traslocare e a trasferirsi nel nuovo grattacielo.
Un grattacielo che, nella realtà, esiste per davvero, e si trova proprio nell'Upper East Side. Più precisamente, è ubicato al 185 East 85th Street e si affaccia sulla Third Avenue, di cui occupa l'intero spazio tra la 85th e la 86th Street.
Il palazzo è alto 36 piani ed ha 442 appartamenti, tutti uso affitto.
Un elemento che non si coglie dalla sigla dei Jefferson è la sua forma ad L. Nella sigla si vede, infatti, solo la facciata dove è ubicato l'ingresso, che rappresenta però solo il segmento più lungo della struttura ad L dell'edificio.
Il grattacielo fu costruito nel 1967 e fu progettato da H. I. Feldman.
Ovviamente, come accade per la generalità di film e telefilm, gli interni del palazzo mostrati nella sit-com, a cominciare proprio dall'appartamento di George e Louise, non sono invece reali, ma costruiti sul set.
A questo punto, con un po' di fantasia, non vi resta che immaginare George Jefferson, fuori sul balcone del suo "deluxe apartment in the sky", mentre si rallegra al scendere della poggia, perchè pioggia significa pozzanghere e spruzzi, e quindi abiti sporchi, e quindi affari d'oro per le sue lavanderie! Ops, scusate: questa era proprio una gag del telefilm!

Non solo grattacieli: il palazzo di Friends



Friends non ha bisogno di presentazioni. Qualsiasi elogio per questo telefilm sarebbe qui riduttivo, quindi passiamo subito al dunque: dove si trova il palazzo con gli appartamenti di Monica e di Joey e Chandler?
La sua location reale è - proprio come nella finzione - nel Greenwich Village. Storica patria di movimenti culturali alternativi e d'avanguardia, il Village è oggi uno dei quartieri più vivaci di Manhattan, frequentato da artisti, studenti della New York University, brokers di Wall Street, celebrità (vivono o hanno vissuto nel Village, tra gli altri, Bob Dylan, Simon & Garfunkel, Uma Thurman).
Il palazzo di Friends si trova esattamente all'angolo tra Bedford Street e Grove Street. La magia però finisce qui: se infatti riusciste ad entrarci, non vi trovereste gli appartamenti che si vedono nel telefilm; nè, girovagando nelle immediate vicinanze, vi imbatterete mai in un locale chiamato Central Perk. Tutto venne infatti progettato e costruito sul set, negli studios di Hollywood.

sabato 29 settembre 2007

Non solo grattacieli: il Dakota



Quando si pensa a New York City, la prima immagine che viene in mente è sempre, inevitabilmente, quella della moltitudine di giganti di acciaio, vetro e cemento costruiti a partire dal ventesimo secolo e che si innalzano, con aspetto dinamico e moderno, per decine e decine di piani, fino ad arrivare a “grattare” il cielo. Ecco, il Dakota Building, situato all’angolo tra la 72nd Street e Central Park West, non è niente di tutto questo. Eppure, quasi a dimostrare che i luoghi comuni non esistono, questo edificio rappresenta da sempre uno degli indirizzi più prestigiosi e ambiti della “città dei grattacieli”.
Il palazzo emana un fascino immediato: osservandolo, si assiste ad una profusione di elementi architettonici quali tetti a doppio spiovente, abbaini, archi, balconi, balaustre ed altri ornamenti che creano un’immagine altamente caratteristica e di forte impatto visivo.

LE ORIGINI
La costruzione del Dakota avvenne tra il 1880 e il 1884. L’architetto che lo progettò, Henry Janeway Hardenbergh, è lo stesso che ideò anche il Plaza Hotel. Finanziatore dell’impresa e proprietario in origine dell’edificio fu Edward Clark, capo della Singer, la nota azienda produttrice di macchine da cucire. Clark peraltro morì nel 1882, prima del completamento del palazzo, che quindi passò agli eredi.E’ decisamente curiosa l’origine del nome. In quegli anni la zona dove si trova il palazzo (l’Upper West Side di Manhattan) era, a differenza di oggi, una zona scarsamente popolata in quanto periferica rispetto a quello che allora era il centro della città; si trattava di un’area lontana dal cuore pulsante cittadino, tanto lontana – per i newyorkesi dell’epoca - quasi quanto il Dakota , intendendosi in questo caso il territorio del Dakota. Da qui l’idea di chiamare il nuovo palazzo con questo nome.
Il successo del Dakota Building fu immediato, con tutti gli appartamenti affittati prima dell’inaugurazione del palazzo stesso. Vivere al Dakota (o almeno avere lì una residenza secondaria) divenne un fatto alla moda per l’alta società newyorkese di quegli anni.Per un'immagine d'epoca del Dakota, date uno sguardo alla foto n.12 della galleria in alto; la foto ritrae il palazzo alla fine del 1800.

LA CASA NEWYORKESE DI JOHN LENNON
Molti sono i personaggi famosi che sono o sono stati residenti al Dakota Building; tra di loro: Paul Simon, Bono, Boris Karloff, Rudolf Nureyev, Judy Garland, Lauren Bacall, Leonard Bernstein. Il Dakota Building è però celebre soprattutto per essere stato la residenza newyorkese di John Lennon, quando decise di lasciare l’Inghilterra e di trasferirsi oltreoceano. Era in uno degli appartamenti del Dakota che Lennon viveva con Yoko Ono. Ed è proprio davanti al Dakota che l’ex-Beatle morì l’8 dicembre del 1980, ucciso dai colpi di pistola di Mark Chapman. In onore e alla memoria di John Lennon, un’area del Central Park di 2,5 acri, posta di fronte al Dakota Building e in cui Lennon e Yoko Ono amavano passeggiare, si chiama oggi “Strawberry Fields” (da “Strawberry Fields Forever”, celebre canzone dei Beatles). Ufficialmente l’area venne inaugurata il 9 ottobre del 1985, giorno del compleanno di Lennon.

NELLA STORIA DEL CINEMA
Il Dakota è stato citato in diverse opere cinematografiche, letterarie, musicali.
La sua “apparizione” più famosa è senza dubbio quella in “Rosemary’s Baby”. Il film, diretto nel 1968 da Roman Polanski, rimane uno dei capolavori della storia del cinema. Gli eventi narrati sono noti: la giovane Rosemary Woodhouse (interpretata da Mia Farrow) si trasferisce in compagnia del marito in un appartamento di un palazzo di Manhattan (il Dakota, appunto). Lì cadrà vittima delle macchinazioni di matrice satanica ordite dai suoi vicini di casa e coinquilini dello stabile, gli anziani coniugi Castevet. Il Dakota (ribattezzato “Branford” nel film) venne utilizzato per le riprese esterne, mentre gli interni furono ricostruiti sul set, in quanto l’amministrazione del Dakota non fornì l’autorizzazione a girare riprese filmate all’interno dell’edificio. Il film fu candidato a due premi Oscar e Ruth Gordon vinse il premio per la migliore attrice non protagonista.
In ambito letterario, il nome del Dakota Building è legato soprattutto al romanzo “Indietro nel Tempo” (titolo originale: Time and Again) dello scrittore Jack Finney (l’autore de L’invasione degli Ultracorpi). L’opera, pubblicata nel 1970, affronta il tema dei viaggi nel tempo attraverso una nuova prospettiva: il protagonista del romanzo viaggia infatti a ritroso nel tempo non grazie ad una macchina ma grazie all’ipnosi. Torna così nella New York degli anni attorno al 1880, e si ritrova in uno dei palazzi che a quell’epoca già contraddistinguevano il tessuto urbano della città, il Dakota.

Bloomberg Tower / One Beacon Court



Al 731 di Lexington Avenue, a Midtown Manhattan, si eleva per 246 metri nel cielo la Bloomberg Tower.
Si tratta di un moderno ed avveniristico grattacielo, occupato in parte da uffici e negozi ed in parte da lussuosi appartamenti. A fianco del grattacielo ma sempre facente parte del complesso si trova un altro edificio dall’altezza diciamo “normale”, una decina di piani riservati a negozi e uffici. Ad unire le due costruzioni, una struttura a forma di ferro di cavallo, con un bellissimo spazio centrale aperto e pubblico.
Se a questo punto vi state chiedendo se in qualche modo la Bloomberg Tower centra con l’attuale Mayor di New York City, la risposta è sì.
Nella primavera del 2001 Michael Bloomberg non era ancora sindaco di New York. Era già però uno dei più importanti imprenditori a livello mondiale, fondatore e principale azionista della Bloomberg L.P., la società leader planetario nel settore delle notizie finanziarie diffuse via tv, radio, web e carta stampata (se siete abbonati a Sky, ad esempio, vi sarà capitato di vedere la Bloomberg Television).
Alla ricerca di un nuovo quartier generale per la sua società, Bloomberg firmò con la futura impresa costruttrice e proprietaria del grattacielo (Vornado Realty Trust) un contratto di affitto per la maggior parte (circa l’80%) degli spazi ad uso ufficio del palazzo. Il contratto prevedeva l’affitto di una superficie pari a circa 65.000 mq, per la durata complessiva di 25 anni e con un canone di affitto annuo pari a circa 35 milioni di dollari ma a crescere nel tempo. Forte della partnership con la Bloomberg L.P., Vornado Realty Trust diede inizio ai lavori per la costruzione della Torre, che cominciarono nel 2001 e furono ultimati nel 2005.
Il progetto dell’edificio è di César Pelli, l’architetto che ha firmato le Petronas Twin Towers di Kuala Lampur in Malesia.
Da segnalare che oltre il 30 piano, concluso lo spazio riservato agli uffici, inizia la zona degli appartamenti, nota ufficialmente come “One Beacon Court”. Si tratta di 105 appartamenti, che occupano i piani alti del grattacielo e che sono stati venduti a prezzi anch’essi spaventosamente alti (il trilocale più piccolo costava oltre i due milioni di dollari, per intenderci!).